Tutti gli articoli di moretti

Vincenzo Moretti, founder #lavorobenfatto, sociologo e narratore.

Nuttata ‘e sentimento 2021

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ARRIVEDERCI AL 30 APRILE 2022
LA NOTTE DEL LAVORO NARRATO
NONA EDIZIONE

La Notte del Lavoro Narrato
è un’idea di vincenzo moretti con giuseppe jepis rivello
direzione e organizzazione di #lavorobenfatto e di jepis bottega
Anche il 30 Aprile 2022, saremo in tante/i a condividere la voglia di raccontare l’Italia attraverso il lavoro ben fatto di questa grande e bella comunità composta da donne e uomini accomunati da questa voglia di fare bene le cose, di trovare nel lavoro il senso di una vita più ricca e dunque più degna di essere vissuta, di contribuire tutti assieme, portando ciascuno il proprio mattoncino, al Rinascimento dell’Italia.
Perché lo facciamo? Perché ci piace l’Italia che pensa lavoro, dunque sono, merito rispetto, considerazione. L’Italia che dà più valore al lavoro e meno valore ai soldi, più valore a ciò che le persone sanno, e sanno fare, e meno valore a ciò che hanno.
L’Italia che crede nel lavoro come identità, dignità, diritti, responsabilità, autonomia, futuro e dunque non lo considera soltanto un mezzo, una necessità, ma anche un fine, una possibilità.

La Notte del Lavoro Narrato
30 APRILE 2022
Jamme, Andiamo. Let’s go. Adelante.
‘Sta nuttata ‘e sentimento nun è fatta pe’ durmì.

Grazie #Cip

Cara Rosa, giuro che se sapessi scrivere canzoni di successo scriverei Grazie #Cip, proprio come Antonello Venditti ha scritto Grazie Roma o John Kander e Fred Ebb New York, New York. Racconto il fatto per quello che è, senza commenti e considerazioni ulteriori.
Ieri mattina, Mario, Cinzia, Tonino, Francesca, Luca e io seduti al tavolo del bar Soria per prendere caffè e cornetto prima di scendere al campo per il Palio. A un tavolo vicino sento la parola “fichi”, 5 lettere, bellissima parola, faccio un commento e il signore che ha pronunciato la parola mi dice di passare questa mattina.
Stamattina stessa ora, poco prima delle 7:30, ripasso. Il signore mi chiama con la mano, mi dice di aprire la sua auto, quella arancione, e di prendere la cassetta.
Che rimango senza parole te lo devo dire, sono emozionato, penso una cosa che di solito non penso, fotografare i fichi nella cassetta, e poi chiedo al signore se lo posso fotografare, capisco che anche agli amici seduti al tavolo fa piacere esserci, faccio la foto di gruppo e mentre la faccio penso che questo post lo devo mandare a te e Domenico per la bellissima pagina che gestite, poi magari dopo lo pubblico anche su Lavorobenfatto.org, però prima voi.
Ah, il signore dei fichi è quello al centro della foto, un poco a destram gilet blu su maglietta bianca, per ora non consoco il suo nome, lo chiedo a Jepis appena lo vedo, ma magari lo conosci tu, a me per ora piace sottolinearlo il fatto che una persona con cui neanche mi conosce se non di vista stamattina ha colto i fichi per me e me li ha portati.
Che ti devo dire cara Rosa, come sai sono un vecchio scugnizzo di Secondgliano che ha fatto tanti chilometri e ha conosciuto tanti posti in vita sua, eppure io una comunità che mi ha accolto come Caselle in Pittari, qui il nome per esteso ci vuole, non l’ho mai incontrato.
Grazie di cuore al signore dei fichi, e grazie di cuore a #Cip. Ma grazie assai. Davvero.

P. S.
Il signore dei fichi si chiama Rocco Esposito, meglio noto come ‘u sacristano.
Grazie a Graziano Ferraro che mi ha detto il suo nome.

Il lavoro ben fatto letto da Gianni Tomo

Ebbene sì, ho finalmente finito di leggere l’ultimo libro di Vincenzo Moretti, “Il lavoro ben fatto”, scritto con il figlio Luca.

Mi è arrivato il 24 aprile 2020, negli ultimi giorni di questo stranissimo periodo di lock-down nel quale il tempo sembrava si fosse fermato. Ed in quei giorni, di quella che poi scopriremo sarà una “vera calma”, dove tutto il tempo si è davvero fermato, mi sono immerso nella lettura delle prime pagine del libro; chi mi conosce, sa bene che tra aggiornamenti professionali e libri tecnici, in genere non dedico tempo ad altre letture che si presentano in modo diverso, anche perché quando inizio, non mi fermo: non mi piace interrompere ritmi, riflessioni ed emozioni, sono e resto totalizzante.

Ho iniziato immediatamente la lettura ed ho subito capito che, come al solito nei libri di Vincenzo, ci trovi di tutto, storie, emozioni, cultura, ma questa volta c’era e c’è di più: ogni parola è, come diciamo noi napoletani, “pesata”, e come tale ogni frase, ogni parola, anche la punteggiature, vere pause per riflettere, merita una lettura attenta, per gustare tutto, e non perdere nulla.

Nulla in questo libro è scritto per caso, dalla prima all’ultima parola, ho perciò letto tutto con estrema e per me inconsueta lentezza, motivo per cui il giorno in cui è finito il “periodo di fermo”, il 4 maggio, mi ha portato ad un appuntamento ben preciso: avrei ripreso la lettura appena avessi avuto un attimo di “tempo liberato” dal mio frenetico lavoro, senza aspettare i giorni del brevissimo ed altrettanto frenetico periodo delle ferie.

Non appena superata, o quasi, questa ultima scadenza micidiale, ho completato questo viaggio in compagnia di Luca e Vincenzo ed eccomi quindi qui a fermare alcune brevi riflessioni sul libro, ma, se davvero volete sapere cosa ne penso – come dice sempre Vincenzo – iniziamo dalla principale: quanto ho fin qui detto non va trascurato, prendetevi il tempo necessario, altrimenti vi perdete il bello di questo libro.
Ci troverete di tutto: una grande teoria sull’approccio al lavoro e, direi, alla vita, intriganti racconti di esperienze vissute, tante idee di strategia d’impresa che possono essere tratte dalle storie del “lavoro ben fatto” che ci vengono raccontate da quelli che gli autori eleggono al ruolo ed al rango di “attori principali” di questo libro, tutti coloro che hanno incontrato nel loro percorso e che trovano “sfizio” a fare le cose fatte per bene.

Perché è cosi che si fa, ci dicono gli autori, non alla “bella ‘e meglio” e nemmeno alla “jamme ja”, come Alessandro Siani ci insegna nel suo film “Benvenuti al Sud”: anche quando si getta via il sacchetto della spazzatura, ci dimostra Siani, può esserci, ci deve essere, una logica positiva e vincente, non la semplicistica trascuratezza che appare.

E tra questi “attori” del libro, come leggerete, immeritatamente e con tanti dubbi, ci sono anche io, in compagnia dei dubbi che, provocatoriamente aggiungo, restano anche in Vincenzo sulle possibilità di fare un lavoro ben fatto nella mia professione.

Già perché per fare un “lavoro ben fatto” è necessario che ci sia qualcuno che lo riconosce, e senza esclusive professionali, il mio lavoro di dottore commercialista può essere fatto davvero da tutti, o quasi, ma per questo, spero, ci sarà una “seconda puntata” con Vincenzo.

Tra le tante storie di vita e di lavoro ben fatto, ci sono quelle degli autori, della loro famiglia, dei loro avi delle loro storie di lavoroche, a prescindere dal rammarico del mancato “rinnovo” del nome del Papà Pasquale nel figlio Luca, non si può non notare che tra loro si rinnovano cose certamente ben più importanti: il senso della dignità, dell’impegno, delle cose fatte per bene, nel lavoro e nella vita, come Luca e Vincenzo hanno fatto nella stesura di questo testo che, da commercialista, ma anche da docente e giornalista economico “a tempo perso”, mi sento di suggerire a tutti coloro che per sé, la propria struttura, i propri collaboratori, i propri studenti, desiderano approcciare ad una lettura diversa del senso di una vera organizzazione etica d’impresa, in un momento nel quale per prevenire le purtroppo facili crisi o per cogliere le immense opportunità di rilancio che si palesano con la fine di questo periodo emergenziale – per meglio di che speriamo finito –, c’è tanto bisogno delle logiche e del preciso impegno nel senso del #lavorobenfatto.

Gianni Tomo

Lo conosci Vincenzo?

di Rosa de Laurentiis e Domenico Soriano

LO CONOSCI VINCENZO?
Sarà capitato di vederlo passeggiare per Caselle, è un uomo alto, capelli bianchi corti, cappello e zaino in spalla. Lo vedi nel tragitto che fa dalla casa al Palazzo, dove soggiorna quando è qui, fino alla Jepis Bottega del suo amico e collega Giuseppe Jepis Rivello.
Lungo la strada a volte fa i capelli da Mario Barbiere DeGiulio, mangia la pizza da Croccia Michele, prende un caffè da Angelo Soria…
Se ti è capitato di sentirlo parlare, ha quel simpatico e orgoglioso accento partenopeo che rende piacevole qualsiasi tipo di conversazione.
È Vincenzo Moretti, il primogenito di Pasquale, muratore e operaio elettrico, e Fiorentina, bracciante agricola e casalinga: due instancabili lavoratori.

CHE FA VINCENZO?
Vincenzo nella vita ha fatto e fa tante cose, riuscendo a cavalcare lo slancio che solo chi si costruisce da sé conosce: sociologo, scrittore, professore, sindacalista, conferenziere, formatore.
Grazie al fortunato incontro di amicizia e colleganza con Jepis, ha avuto modo di conoscere Caselle rimanendo affascinato dalla laboriosità dei casellesi.

VINCENZO E IL LAVORO BEN FATTO
Il tema del lavoro, infatti, è il leitmotiv di tutta la sua vita.
Con il lavoro Vincenzo ha un rapporto speciale, da sempre, da quando ancora ragazzino, suo padre gli ha fatto capire la differenza tra il lavoro fatto bene – pigliato ‘e faccia – e quello arrangiato – a meglje a meglje.
Ovviamente nel primo caso si parla di costruzione di senso e di valore, nel secondo ci si riferisce all’occupazione di un tempo, indistinta, mediocre e tiepida.
Lavorare significa fare una cosa e farla bene ed è il frutto di una aspirazione alla perfezione: non è possibile credere di poter fare una cosa buona se nell’intenzione non si lavora per creare la cosa più buona che esista.
Così da molti anni Vincenzo si è proposto una mission: divulgare esempi virtuosi del #lavorobenfatto che possano porsi come esempi possibili, reali e concreti, del giusto approccio che si deve avere nel lavoro.

MA PERCHÈ LO FA?
Perché è convinto che un lavoro ben fatto sia la chiave di volta per il cambiamento sociale, perché alla base di tutto ci sono le relazioni non solo con le persone ma anche con il lavoro, perché un lavoro ben fatto fa bene ed è conveniente per tutti, perché se la nostra vita è anche il nostro lavoro non possiamo fare diversamente, ma soprattutto perché il lavoro ben fatto è una modalità, un approccio, una consapevolezza che una volta raggiunta non sai fare diversamente e viene spontaneo, un pò come allacciarsi le scarpe mentre si guarda da un’altra parte.
Nella semplicità dell’idea, il lavoro ben fatto è quello in cui ci si prefigge di fare bene le cose, aspirando alla perfezione del gesto, qualunque esso sia, perché il valore, la bellezza, il senso, la convenienza sono i volti di azioni compiute con consapevolezza e determinazione.

COME LO FA?
Vincenzo lo fa raccontando tutto quello che conosce attraverso un blog su “Nova” de “Il sole 24 ore”, attraverso i suoi canali social, attraverso il Manifesto del #lavorobenfatto, e anche attraverso i libri che scrive.
L’ultimo nato è il libro scritto a 4 mani con il figlio Luca.
“Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo” – ci spiega Vincenzo – è il libro di una vita, dove c’è futuro, storia, racconto; un libro a cui tiene molto perché, ancora una volta, vuole che sia ben chiaro che il lavoro ben fatto non è una filosofia o una cosa astratta ma una pratica, un modo di vivere, un modo di affrontare le cose.
Stavolta, per farci entrare nella “capata” del lavoro ben fatto, ci porta in una storia che coinvolge tre generazioni, da suo padre a suo figlio, passando attraverso la sua voce narrante, in un viaggio che dura vent’anni.
Vincenzo non è solo un predicatore. Insieme a Luca, nella creazione di questo libro, ha avuto un approccio totalmente artigiano: come un comodino realizzato dal falegname, questo libro è fatto da loro in ogni sua parte, da quella creativa e di racconto, a quella grafica e stilistica con la scelta dell’impaginazione, del carattere di scrittura, dell’immagine di copertina…

VINCENZO E IL SUO SOGNO
Vincenzo ha un sogno, quello di creare la Casa del lavoro ben fatto, qui a Caselle in Pittari.
Perché proprio qui? Perché lui a Caselle ha ritrovato la semplicità della quotidianità, dal senso più pragmatico a quello più ideale, dalla vicinanza del contatto alla qualità della vita.
Ma com’è fatta questa casa? Accoglienza, condivisione e creatività – spiega Vincenzo – sono i pilastri di questa casa che dovrà essere un posto accogliente, come si è sentito accolto lui, dove stare bene, dove poter condividere idee, pensieri, prodotti e un luogo dove poter creare insieme e per la comunità.

Il libro lo trovi su Amazon.com e se ancora non sei convinto di volerlo leggere puoi fare un giro sulla pagina di Vincenzo Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo.

POST SCRIPTUM DI VINCENZO MORETTI
Una settimana fa, forse due, Rosa e Domenico sono passati da Jepis, in Bottega, e abbiamo fatto una lunga e bella chiacchierata. Ieri hanno pubblicato questo articolo su Caselle in Pittari.
Ho pensato di ripubblicarlo qui per tre ragioni:
1. perché mi fa piacere;
2. perché le pagine social fanno troppo presto a sparire negli oceani degli aggiornamenti;
3. perché vorrei chiedere a Rosa e Domenico di scrivere ogni tanto anche per lavorobenfatto.org, lo faccio non appenna li incrocio, però intanto loro lo leggono, si fanno un’idea, ci pensano su. Buona lettura.
vm

Storie di diversità

Si chiama Storie di diversità ed è un’idea, un’esperienza, una possibilità made in Cip, Caselle in Pittari, Cilento.
La racconta Giuseppe Jepis Rivello qui. Da non perdere.
Nella foto la copertina del primo appuntamento, nel post di Jepis tutti i video con le puntate già realizzate.
Buona visione.