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Una giornata particolare – Atto Terzo

Caro Diario, questa è la terza e ultima parte del fotoracconto della giornata del 13 Giugno scorso a Impact Hub Firenze, quella che si riferisce alla mia parecipazione a Fuckup vol. XIX, per le foto relative agli altri due bellissimi speech aspetto che qualcuna/o dei presenti me le invii. Se vuoi sapere perché è stata una giornata particolare ti consiglio di leggere qui, per intanto buona visione.

FUCKUP VOL. XIX
Fotoracconto di Matteo Bellegoni, Simone Bingongiari e Simona De Martino

Una giornata particolare – Atto Secondo

Caro Diario, questa è la seconda parte di tre del fotoracconto della giornata del 13 Giugno scorso a Impact Hub Firenze, quella che si riferisce alla presentazione di Novelle Artigiane insieme a Pietro Fruzzetti. Se vuoi sapere perché è stata una giornata particolare ti consiglio di leggere qui, per intanto buona visione.

NOVELLE ARTIGIANE
Fotoracconto di Matteo Bellegoni

Una giornata particolare – Atto Primo

Caro Diario, questa è la prima parte di tre del fotoracconto della giornata del 13 Giugno scorso a Impact Hub Firenze, quella che si riferisce al Workshop ideato, orgnizzatto e realizzato da Daniela Chiru. Se vuoi sapere perché è stata una giornata particolare ti consiglio di leggere qui, per intanto buona visione.

IL #LAVOROBENFATTO NARRATO CON LEGO(r) SERIOUS PLAY(r)
Fotoracconto di Marina Antoci, Matteo Bellegoni, Daniela Chiru, Valentina Conticelli, Chiara Serreli




































ATTO SECONDO
NOVELLE ARTIGIANE

 

ATTO TERZO
FUCKUP VOL. XIX

 

Mattia, che gioca a tennis e studia in America

Caro Vincenzo, come stai? Anche se è tanto che non ci sentiamo leggo sempre di te e delle storie che scrivi che sono affascinanti e mostrano il lato nobile del lavoro.

A proposito del lato nobile del lavoro oggi anche io voglio raccontarti una storia, quella di Mattia che quando era piccolo ha scoperto la passione per il tennis. Sai, ho scoperto che tutti noi cerchiamo lontano e invece le storie che ti impressionano di più sono quelle ad un passo da casa, quelle nate dalla semplicità, quelle che giorno dopo giorno fanno emergere i veri campioni. Questa è una di quelle storie.

No Vincenzo, non temere, questa non è una storia di sport… vabbè pure di quello ma è soprattutto una storia di impegno, di studio e dedizione. Una storia bella, di quelle che ti fanno guardare i giovani in un altro modo, non come gli sfaccendati e maleducati che vengono dipinti da quei giornalisti che non si prendono neppure la briga di parlarci. No Vincenzo, io credo che i giovani siano ben altro, credo che abbiano un’energia incredibile, che abbiano molto da raccontare e da insegnarci, e chi li chiama choosy sia vittima dei preconcetti che appartengono a chi non li capisce perché non ci sa parlare.

Non importa, veniamo a noi.

Mattia Ros è nato a Latisana in una famiglia normale. Mamma Sabrina e papà Stefano hanno un albergo al mare a Bibione, sulla destra Tagliamento, nel profondo Nord Est. Il lavoro è stagionale e ti costringe a condensare la fatica di dodici mesi in sei e quando chiudi l’attività il lavoro comunque non cessa perché ci sono le ristrutturazioni, le prenotazioni, le chiamate, le attività da organizzare, il personale da rinnovare… insomma, in dodici mesi lavori come fossero diciotto. Ci vuole tenacia e passione per quello che fai e credo che Mattia questo l’abbia imparato osservando mamma e papà e poi, è chiaro, c’è pure il carattere perché se non hai carattere certi risultati non li ottieni mica.

Nel 1998 e a soli sei anni si innamora del tennis e da lì nasce tutto. Nel 2015 a 17 anni entra in II categoria al compimento dei 18 raggiunge il suo best ranking di 2.4 Fit. Si classifica tra i primi 15 in Italia vincendo tre tornei nazionali e uno internazionale, il torneo Tennis Europe Malta. A testimoniare la strada che ha fatto ci sono i podi conquistati, spesso al primo posto, che se dovessi elencarli qui non mi basterebbe mezza giornata. Eh sì, Vincenzo, quando la passione è tanta e l’impegno è concreto i risultati si vedono.

Un campione si vede dall’elenco dei successi, certo, tutti guardano alla coppa senza pensare a quanto sia piena di fatica, di sudore, di rinunce. Allenamenti, ogni giorno, a cui Mattia non si è mai sottratto nonostante la mole di studio a cui il liceo scientifico di Latisana lo costringeva e dove ha sempre avuto un rendimento molto alto nonostante gli impegni sportivi. I chilometri fatti, prima accompagnato da nonno Angelo suo primo e più grande fan, e poi da solo, a migliaia, tanti che non si contano più. Una strada percorsa che lo porta sempre più lontano finché in quarta superiore Claudio Pistolesi che lo conosceva da qualche anno e lo aveva visto crescere come atleta, gli propone di gareggiare in un torneo internazionale a Miami.

Chiamalo caso, fortuna, fato, o come vuoi, ma è proprio mentre gioca in quel torneo che i talent scout delle università USA lo notano e gli fanno una proposta e Mattia capisce che quello è il famoso treno che non passa due volte. Sceglie la University of Denver (Colorado) negli Stati Uniti, una delle università con la migliore facoltà di ingegneria meccanica. Quasi 12000 studenti, un docente ogni 10 allievi, ossia 50 ettari di Università a 1.600 metri di altitudine e sullo sfondo le Montagne Rocciose. Ottiene la borsa per meriti di studio e instaura fin da subito un ottimo rapporto con il coach Ricardo Rubio, che è stato tennista professionista negli anni novanta. Quando ci penso immagino le praterie, quelle dei film western, e l’università con John Belushi. Ma lì non ci sono né cowboy né feste alla Animal House perché se non studi, se non ti impegni e mantieni una certa media sei semplicemente fuori dai giochi e quel treno che passa una volta sola nella vita se ne va senza di te.

Ma Mattia è un bravo ragazzo e non ha tempo di pensare al superfluo. Dal 2018 fa parte dei “Pioneers” di Denver . Qui non si scherza, si gioca ad alto livello e l’impegno richiesto, sia sportivo che scolastico, è inimmaginabile. Il nostro giovane sportivo studia tra un allenamento e l’altro e si allena tra una lezione e l’altra. I fine settimana li trascorre sulla terra rossa dei campus universitari degli altri atenei. Ancora chilometri, ancora sacrificio, ancora vittorie tante da essere premiato per due anni consecutivi come miglior atleta dell’ateneo. La prima menzione d’onore gli venne assegnata nel 2018 dopo appena quattro mesi dall’arrivo a Denver, la seconda è arrivata a maggio di quest’anno. Nel 2018 è stato pure premiato Rookie of the Year for the Mountain Region, un prestigioso riconoscimento che la federazione universitaria di tennis negli USA riserva solo ai meritevoli. Da quest’anno è sulla lista degli osservati speciali quali migliori atleti della stagione.

Noi da qui facciamo il tifo per lui.

Ecco Vincenzo, ora dimmi, non è anche questa una storia di #lavorobenfatto? Per me lo è, eccome se lo è! E dimmi Vincenzo, questi ragazzi meritano o no la nostra fiducia? Io dico di sì.

Ora ti lascio Vincenzo, so che mi leggerai, come io faccio con te.

Fuckup Night Vol. XIX, il pesciolino rosso e la consapevolezza

Caro Diario, come sai la parola #consapevolezza accompagna da sempre la mia idea di #lavorobenfatto, ancora settimana scorsa ne ho parlato a Grosseto e a Napoli, ma non ti nascondo che sono ornato a ripensarci su da quando ho deciso di partecipare a Fuckup Vol. XIX, a Impact Hub Firenze, con Internet Consciousness Day.

Perché sì amico Diario, la giornata della consapevolezza era una gran bella possibilità ed è stata un gran bel fallimento, per molte ragioni e da molti punti di vista, a partire dal numero di sostenitori, 687, ma di questo parleremo la sera del 13 Giugno perciò non mancare.

Quello che volevo dirti adesso è che se 5 anni fa l’uso consapevole delle tecnologie
era una necessità adesso è diventata un’urgenza, perché in un mondo in cui tra pochi anni tutte le macchine saranno in vario modo fornite di intelligenza artificiale mi pare difficile immaginare un grande futuro per esseri come noi, umani, che hanno una soglia di attenzione, una capacità di concentrarsi su una singola cosa, di 8 secondi, inferiore a quella di un pesciolino rosso.

Come dici caro Diario? No, sei fuori strada, la colpa non è della tecnologia, la colpa è di noi umani. E meno che mai si tratta di fermare l’innovazione tecnologica, non si può, non si è mai potuto, hai voglia a fare il tifo per il bufalo la locomotiva non la puoi fermare. No, il punto è semplicemente, inesorabilmente, il rapporto tra l’uomo e la macchina. Un rapporto che al tempo dell’intelligenza artificiale, dell’internet delle cose, degli algoritmi e della blockchain richiede da parte dal versante umano un livello di consapevolezza, una capacità di pensare e di fare, senza precedenti.

Consapevolezza e responsabilità, pensare e fare che sono evidentemente incompatibili con la soglia di attenzione di 8 secondi, con la velocità a prescindire, con la mancanza di profondità e di responsabilità.

Matteo Bellegoni nel suo bellissimo post di qualche giorno fa ha scritto cose she condivido appieno su AmazonGo e sul suo impatto sociale, se ancora non lo hai fatto ti invito a leggerlo, io aggiungo solo una domanda, quanto tempo ci vorrà prima che diventeremo così tecnologici e veloci che non solo compreremo con la app nel supermercato senza dipendenti e senza cassa ma compreremo con la app anche quello che il signor Amazon decide che ci piace?

Perché si amico mio, non si può resistere a Uber per sempre, e non si può neanche resistere al taxi di Uber che si guida da solo, è questione di tempo ma ci si arriva, il punto è che il taxi di Uber che si guida da solo ci deve portare dove vogliamo noi e non dove vuole lui, e l’altro punto è che dobbiamo pensare in che modo quelli che prima portavano i taxi e lavoravano nei supermercati – insieme a tutti quelli che saranno sempre più tanti che avranno tempo liberato dall’uso di macchine sempre più intelligenti – dopo possano continuare a dare senso e significato alle loro vite anche attraverso il lavoro.

Pensare e fare. Fare è pensare, e come sai l’accento sulla e non è un refuso.
Un pensare e un fare che non può essere lasciato in mano ai signori degli algoritmi o alle 20 persone più rcche dl mondo. Un pensare e un fare che implica la riorganizzazione delle nostre vite, delle nostre città, delle nostre relazioni, cose che dobbiamo cominciare a pensare da adesso, perché altrimenti facciamo la fine di Matrix, che non è che cambia molto se sopra a tutto ci sta il Dio delle macchine o il Dio dell’algoritmo.

Bisogna pensare e fare, ridefinire le regole del gioco, non so se le leggi della robotica bastano più, ma comunque bisogna a mio avviso ragionarci su, e farlo in manira semplice, diffusa, accessbile a molti se non a tutti, e l’uso consapevole delle ecnologie, tutte le tecnologie, m sembra un utile punto di partenza.

Ecco, io dopo il 13 Giugno a Firenze conto di tornare, però nel frattempo ne vorrei ragionare con te e con chi ci legge.

A proposito di Firenze, prima che lo leggi sul web meglio ch te lo dico io che insieme alla storia principale, quella che la sera vedrà come protagoniste/i Laura De Benedetto, Sara Gambarelli, Piero Capodieci and me, ci saranno due altre belle storie, la prima – dalle 14.30 alle 17.30 – è il workshop “Il lavoro ben fatto narrato con Lego Serious Play” condotto dalla facilitatrice certificata Daniela Chiru in cui sarà raccontato il lavoro e le leve motivazionali per migliorare le performance, la seconda – dalle 18.00 alle 19.00 – è la presentazione di Novelle Artigiane, insieme a Pietro Fruzzetti. Alla prossima.

La casa del #lavorobenfatto

Caro Diario, ci sono voluti un po’ di anni ma finalmente la nostra casa è pronta per essere abitata, o quasi, ma insomma lo sai come funziona, se non ti ci metti dentro fai fatica a renderti conto di quello che ancora manca per farla diventare una vera casa.

Intanto abbiamo un bel po’ di cose fatte alle spalle, una bozza di struttura, un po’ di belle persone che hanno accettato di popolare la casa con un po’ delle loro idee, dei loro progetti, dei loro sogni, una comunità che si riconosce nei valori del nostro manifesto e condivide il senso del lavoro fatto bene a prescindere, in qualunque circostanza, indipendentemente da quello che si fa, per le ragioni che ci siamo detti tante volte, per esempio in questo post qui.

Sono d’accordo con te amico mio, non è poco, na sarebbe stato strano il contrario, è una vita che ci lavoriamo su. Il prossimo passo sarà ancora più impegnativo, perché prevede l’apertura della nostra casa anche nel mondo degli atomi, e com sai in quel mondo lì ci vogliono risorse che per adesso non ci sono, ma insomma c’è tempo, una cosa alla volta facciamo tutto, adesso vediamo di rendere quanto più bella e popolata possibile la nostra casa nel mondo dei bit, al resto ci penseremo quando sarà il momento.

Fammi dire un’ultima cosa prima di salutarti caro Diario, riguarda la generosità delle donne e degli uomini che compongono la nostra comunità, te ne accorgi dalle piccole cose di ogni giorno, dall’entusiasmo con cui ogni anno partecipiamo alla Notte del lavoro narrato, dalla complicità attiva con cui tante amiche e amici accompagnano questo nostro viaggio nel lavoro ben fatto.

Ecco, in un mondo in cui, per le ragioni che ho raccontato qui, quasi sempre i cattivi vincono e i buoni perdono io penso che se mettiamo assieme tutte queste teste, queste mani e questi cuori possiamo invertire la tendenza, cambiare il paradigma e il futuro. E penso anche che l’internet del valore, l’avvento dell’intelligenza artificiale e della blockchain – a proposito, se ancora non l’hai fatto prenditi il tempo che serve per leggere questo post sulla blockchain del lavoro ben fatto – ci possano aiutare in questa direzione, a patto naturalmente di non perdere la nostra capacità di essere umani, di pensare, di essere creativi, di sparigliare le carte, di essere consapevoli, di risolvere problemi.

È una sfida che mi appassiona molto, conto di dedicarle l’ultima, spero ancora lunga, parte della mia vita, ma adesso è venuto il momento di salutarti amico Diario, benvenuto a casa, benvenuto a te e a tutte le donne e gli uomini che popolano questa nostra fantastica comunità.