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Lo conosci Vincenzo?

di Rosa de Laurentiis e Domenico Soriano

LO CONOSCI VINCENZO?
Sarà capitato di vederlo passeggiare per Caselle, è un uomo alto, capelli bianchi corti, cappello e zaino in spalla. Lo vedi nel tragitto che fa dalla casa al Palazzo, dove soggiorna quando è qui, fino alla Jepis Bottega del suo amico e collega Giuseppe Jepis Rivello.
Lungo la strada a volte fa i capelli da Mario Barbiere DeGiulio, mangia la pizza da Croccia Michele, prende un caffè da Angelo Soria…
Se ti è capitato di sentirlo parlare, ha quel simpatico e orgoglioso accento partenopeo che rende piacevole qualsiasi tipo di conversazione.
È Vincenzo Moretti, il primogenito di Pasquale, muratore e operaio elettrico, e Fiorentina, bracciante agricola e casalinga: due instancabili lavoratori.

CHE FA VINCENZO?
Vincenzo nella vita ha fatto e fa tante cose, riuscendo a cavalcare lo slancio che solo chi si costruisce da sé conosce: sociologo, scrittore, professore, sindacalista, conferenziere, formatore.
Grazie al fortunato incontro di amicizia e colleganza con Jepis, ha avuto modo di conoscere Caselle rimanendo affascinato dalla laboriosità dei casellesi.

VINCENZO E IL LAVORO BEN FATTO
Il tema del lavoro, infatti, è il leitmotiv di tutta la sua vita.
Con il lavoro Vincenzo ha un rapporto speciale, da sempre, da quando ancora ragazzino, suo padre gli ha fatto capire la differenza tra il lavoro fatto bene – pigliato ‘e faccia – e quello arrangiato – a meglje a meglje.
Ovviamente nel primo caso si parla di costruzione di senso e di valore, nel secondo ci si riferisce all’occupazione di un tempo, indistinta, mediocre e tiepida.
Lavorare significa fare una cosa e farla bene ed è il frutto di una aspirazione alla perfezione: non è possibile credere di poter fare una cosa buona se nell’intenzione non si lavora per creare la cosa più buona che esista.
Così da molti anni Vincenzo si è proposto una mission: divulgare esempi virtuosi del #lavorobenfatto che possano porsi come esempi possibili, reali e concreti, del giusto approccio che si deve avere nel lavoro.

MA PERCHÈ LO FA?
Perché è convinto che un lavoro ben fatto sia la chiave di volta per il cambiamento sociale, perché alla base di tutto ci sono le relazioni non solo con le persone ma anche con il lavoro, perché un lavoro ben fatto fa bene ed è conveniente per tutti, perché se la nostra vita è anche il nostro lavoro non possiamo fare diversamente, ma soprattutto perché il lavoro ben fatto è una modalità, un approccio, una consapevolezza che una volta raggiunta non sai fare diversamente e viene spontaneo, un pò come allacciarsi le scarpe mentre si guarda da un’altra parte.
Nella semplicità dell’idea, il lavoro ben fatto è quello in cui ci si prefigge di fare bene le cose, aspirando alla perfezione del gesto, qualunque esso sia, perché il valore, la bellezza, il senso, la convenienza sono i volti di azioni compiute con consapevolezza e determinazione.

COME LO FA?
Vincenzo lo fa raccontando tutto quello che conosce attraverso un blog su “Nova” de “Il sole 24 ore”, attraverso i suoi canali social, attraverso il Manifesto del #lavorobenfatto, e anche attraverso i libri che scrive.
L’ultimo nato è il libro scritto a 4 mani con il figlio Luca.
“Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo” – ci spiega Vincenzo – è il libro di una vita, dove c’è futuro, storia, racconto; un libro a cui tiene molto perché, ancora una volta, vuole che sia ben chiaro che il lavoro ben fatto non è una filosofia o una cosa astratta ma una pratica, un modo di vivere, un modo di affrontare le cose.
Stavolta, per farci entrare nella “capata” del lavoro ben fatto, ci porta in una storia che coinvolge tre generazioni, da suo padre a suo figlio, passando attraverso la sua voce narrante, in un viaggio che dura vent’anni.
Vincenzo non è solo un predicatore. Insieme a Luca, nella creazione di questo libro, ha avuto un approccio totalmente artigiano: come un comodino realizzato dal falegname, questo libro è fatto da loro in ogni sua parte, da quella creativa e di racconto, a quella grafica e stilistica con la scelta dell’impaginazione, del carattere di scrittura, dell’immagine di copertina…

VINCENZO E IL SUO SOGNO
Vincenzo ha un sogno, quello di creare la Casa del lavoro ben fatto, qui a Caselle in Pittari.
Perché proprio qui? Perché lui a Caselle ha ritrovato la semplicità della quotidianità, dal senso più pragmatico a quello più ideale, dalla vicinanza del contatto alla qualità della vita.
Ma com’è fatta questa casa? Accoglienza, condivisione e creatività – spiega Vincenzo – sono i pilastri di questa casa che dovrà essere un posto accogliente, come si è sentito accolto lui, dove stare bene, dove poter condividere idee, pensieri, prodotti e un luogo dove poter creare insieme e per la comunità.

Il libro lo trovi su Amazon.com e se ancora non sei convinto di volerlo leggere puoi fare un giro sulla pagina di Vincenzo Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo.

POST SCRIPTUM DI VINCENZO MORETTI
Una settimana fa, forse due, Rosa e Domenico sono passati da Jepis, in Bottega, e abbiamo fatto una lunga e bella chiacchierata. Ieri hanno pubblicato questo articolo su Caselle in Pittari.
Ho pensato di ripubblicarlo qui per tre ragioni:
1. perché mi fa piacere;
2. perché le pagine social fanno troppo presto a sparire negli oceani degli aggiornamenti;
3. perché vorrei chiedere a Rosa e Domenico di scrivere ogni tanto anche per lavorobenfatto.org, lo faccio non appenna li incrocio, però intanto loro lo leggono, si fanno un’idea, ci pensano su. Buona lettura.
vm

Storie di diversità

Si chiama Storie di diversità ed è un’idea, un’esperienza, una possibilità made in Cip, Caselle in Pittari, Cilento.
La racconta Giuseppe Jepis Rivello qui. Da non perdere.
Nella foto la copertina del primo appuntamento, nel post di Jepis tutti i video con le puntate già realizzate.
Buona visione.

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Avimme sbagliato Lunedì.
Ci vediamo settimana prossima,
Lunedì 22 Dicembre.

Tu, tu, popolo delle 1000 e una notte del lavoro narrato, ascoltami.
Lunedì 15 Dicembre 2014, in contemporanea sul nostro canale Youtube e in tutte le bacheche d’Italia uscirà il video che documenta l’Edizione 2014 de La Notte del Lavoro Narrato.
Come tutte le nostre cose è costato tempo e fatica, ma alla fine ce l’avremo fatta.
Adesso si tratta innanzitutto di vedercelo, e di godercelo, e poi di farne tutti assieme uno straordinario strumento di coinvolgimento del popolo della rete all”Edizione 2015. Conto su di voi, e so che mi posso fidare.

Colgo l’occasione per ricordare che una delle tante maniere semplici per moltiplicare gli eventi per la notte del 30 Aprile 2015 (ci siamo dati l’obiettivo di 1001 incontri) è chiedere alle Associazioni, ai Circoli Culturali, ai Cineforum, alle Fondazioni, alle Biblioteche, al Dopolavoro ferroviario, alla scuola, a quello che ci pare, che frequentiamo, di organizzare qualcosa per quella data.
Non pensate solo a iniziative faraoniche, bastano anche un paio di ore e un po’ di persone disposte a leggere, narrare, cantare, dipingere, disegnare, ecc. storie di lavoro.

30 Aprile 2015. Le 1000 e una Notte del Lavoro Narrato.
Jamme. Andiamo. Let’s go. Adelante.
Sta nuttata ‘e sentimento nun è fatta pe’ durmì.
rivello